La festa dell’impagliata
L’ impagliata era una festa speciale che si celebrava per il primo nato. In quella occasione si invitavano ad una mangiata pantagruelica, i parenti ed i conoscenti generosi, che avessero portato il ‘fagotto’, ossia un regalo alla puerpera, consistente solitamente, in roba da mangiare: come pasta, avvolta in un tovagliolo o anche una gallina, un pollo, un coniglio, uova. Rari erano coloro che donavano qualche lira.
Antonio Mazzarosa: “Vengono i commensali, ciascuno regalando pane, uova pastume e trenta soldi, o sieno paoli due (questo nel 1840). Il compare (padrino) ne dà di vantaggio e fino venti paoli.”
La festa si chiamava così (“spaglio in Valdinievole), perché ‘spaiava’ la coppia. Infatti, con la nascita del figlio, le persone in casa da due che erano, diventavano tre. L’involucro che conteneva il dono, veniva trattenuto dalla coppia dei neo genitori e restituito il giorno della “impagliata”.
Il nostro poeta dialettale Custer De’ Nobili, la descrive così:
La ’asa è piéna d’unni ben di Dio.
Tutti han porto ’uarcosa:
chi bilordo, chi pollastri, chi ova,
ossia ir panìo della sposa,
ch’è grassa come un tordo.
Il bambino era al centro dell’attenzione generale, fasciato stretto dalle spalle ai piedi, perché quanto più il bimbo sta fasciato e tanto più, si diceva, diventa un buon soldato. Non si poteva prenderlo in braccio e passarselo da uno all’altro, facendogli fare un giro di tavola, perché c’era la credenza che così facendo potesse morire.
E se veniva voglia di baciare quelle guancette colorate, si doveva desistere, perché, era credenza, che le mascelline potessero afflosciarsi e perdere il bel colorito.
Ai padrini era consentito, prenderlo in braccio, ma soltanto per il tempo necessario di infilargli fra le fasce, un po’ di soldi.
A Vico Pancellorum, durante il pranzo, era in uso dedicare una serenata al neonato ed ai parenti.
Immagine: Pieter Bruegel, il Vecchio, Danza di contadini, 1568 circa. Si trova al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
2 Commenti. Nuovo commento
È proprio vero ogni mondo è paese.
Stesse consuetudini anche nel mio paese natio in provincia di Bari
Io non finisco mai di meravigliarmi come si somiglino (e a volte siano cloni) le tradizioni anche tra paesi molto distanti tra loro. Eppure le comunicazioni erano molto difficili, non c’erano radio, tv, telefoni, internet…
Trasmissione di pensiero? Boh!